Anno nuovo, sfide nuove

di Lidia Borzì

Le ultime settimane di questo 2017, anno difficile per certi versi, bello per altri, ci offrono un paio di chiavi di lettura per rileggere l’anno che sta per finire e quello che verrà.

La prima riguarda il voto nel X Municipio, semplificato dai media come “voto di Ostia”, dimenticando Malafede, Acilia, Palocco, Castel Fusano, Infernetto, Castel Porziano, e la stessa Ostia Antica. Un territorio che, insomma, con i suoi 230mila abitanti, è come se fosse la tredicesima città d’Italia.

Un Municipio che conosciamo bene, perché ci vede impegnati da tempo con diverse attività tra cui il progetto Versus, finalizzato al sostegno scolastico, alla promozione della cittadinanza attiva tra gli adolescenti e le loro famiglie e con le numerose iniziative promosse dal nostro circolo e Punto ACLI Famiglia San Pio, attraverso la valorizzazione di una rete sociale promossa con i principali attori della comunità educante che operano nel territorio.

Un territorio offeso da anni di silente dominio di mafia e malavita organizzata, sul quale la testata di Roberto Spada al reporter di Rai2, ha acceso i riflettori, evidenziando come i vuoti lasciati dalla politica sono stati occupati da mafia e crimine.

Un clamore che ha fatto passare in secondo piano l’impressionante dato dell’astensione al voto.

Tra primo turno e ballottaggio, a Ostia ha votato 1 elettore su 3 tra gli aventi diritto. Pochi, troppo pochi per un territorio che deve rinascere dopo un commissariamento per Mafia. Ad aggravare ulteriormente questo quadro poco confortante si segnala anche il consenso significativo ottenuto da formazioni estreme e populiste.

L’astensionismo e il populismo minacciano seriamente la Democrazia e trovano terreno fertile nella sfiducia verso la politica e i politici stessi, nella frammentarietà dei partiti che non danno un senso di stabilità e in generale nella crisi di partecipazione.

Neanche quando si tratta di elezioni di prossimità, come queste, i cittadini si sentono coinvolti, nonostante ci sia in gioco una scelta che riguarda la propria vita quotidiana.

Un quadro preoccupante che ci chiama a fare la nostra parte in quanto movimento di pedagogia sociale, al fine di riavvicinare le persone al valore della partecipazione e della cittadinanza attiva.

Un impegno nel solco della vocazione formativa delle ACLI, che vive una nuova stagione in questo mandato, e che sta dando i suoi primi frutti, come per esempio, la “Summer School Giorgio La Pira” per gli Amministratori che si riconoscono nei valori delle ACLI e la scuola di formazione centrale “ Livio Labor”.

E’ questo il tempo di promuovere una grande campagna di alfabetizzazione sul senso civico e sulla partecipazione che consenta da una parte di restituire alle persone la consapevolezza di avere un ruolo nel decidere il destino comune, dall’altra di ridare protagonismo ai cittadini accorciando le distanze attuali tra loro e la politica.

Siamo chiamati quindi ad essere protagonisti per promuovere il protagonismo, ad essere partecipi per promuovere la partecipazione, ad essere, in sostanza, testimoni credibili per un cambiamento che possiamo agire solo se ciascuno di noi fa la propria parte, questa è l’unica strada da percorrere per far sì l’astensionismo e il populismo non siano più gli unici, veri, partiti vincitori della prossima tornata elettorale.

Questa è sicuramente una delle nuove sfide che ci lascia in eredità questo anno per il prossimo, che ci vedrà al voto sia per le regionali che per le politiche.

La seconda riflessione porta in sé l’eco dell’ultimo rapporto della Caritas Diocesana dal titolo “La povertà a Roma: un punto di vista”, pubblicato qualche settimana fa, dal quale emerge una Roma capitale dei poveri, con un’emergenza abitativa per 30mila cittadini e sempre più persone in fila alla mensa, tra cui anziani, giovani senza lavoro, famiglie con bimbi disabili, il 45% italiani.

Un dato che va oltre i numeri, percentuali che parlano di vite difficili, di piccoli e grandi drammi quotidiani, l’abbiamo visto da vicino anche in occasione della I Giornata Mondiale dei Poveri, celebrata lo scorso 19 novembre, quando, su invito del nostro Vescovo Papa Francesco, abbiamo accompagnato in Vaticano oltre 200 poveri, ultimi tra gli ultimi, persone che fruiscono del nostro pane del progetto “il pane A Chi Serve 2.0”, attraverso gli Enti che aiutiamo ad aiutare.

Una giornata molto toccante, dove il simbolismo ha sposato la concretezza: prima la Santa Messa solenne in San Pietro, alla quale abbiamo contribuito portando all’offertorio il cesto con il pane di recupero, poi il banchetto imbandito a festa per tutti gli indigenti sia nell’aula Nervi che nelle tante mense dislocate nella città.

Nessuna traccia di assistenzialismo in quelle tavolate, ma un Papa perfettamente a suo agio con i suoi commensali considerati ospiti speciali.

Tra loro, Diana (nome di fantasia), una donna di sessantacinque anni assistita in una parrocchia nella quale è presente un nostro circolo. Una storia drammatica la sua, un figlio tossicodipendente morto in carcere, un marito morto per un tumore, che ha lavorato in nero, motivo per il quale lei non ha diritto alla pensione di reversibilità, due figli disoccupati, di cui uno tossicodipendente, una casa popolare e 400 euro di pensione al mese che devono bastare per tutti.

Il giovedì Diana mangia alla mensa in Parrocchia, dove c’è il pranzo per i poveri al quale le ACLI di Roma contribuiscono con il progetto de “il pane A Chi Serve 2.0”.

Una storia che, seppur in grandi linee, merita di essere raccontata, non per suscitare pietismo, ma per dare un senso alla nostra fedeltà ai poveri.

Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia di quel giorno, esortandoci a uscire dal l’indifferenza: “Non basta non fare del male”, ha detto il Papa, “bisogna fare del bene, bisogna fare fruttare i talenti che si hanno a disposizione”.

Parole che da sole rappresentano il nostro mandato per il nuovo anno.

Nel nostro caso i talenti sono il Sistema ACLI, i progetti, i Servizi, i circoli, i volontari, che, insieme, ci permettono di creare un modello di azione sociale volto all’inclusione attiva delle persone fragili come Diana.

Un modello che fa fronte ai bisogni primari, fornendo risposte alle emergenze con “il pane A Chi Serve 2.0” o con il Taxi sociale; che passa all’esigibilità dei diritti, attraverso i Servizi (ad esempio il nostro Patronato sta valutando se Diana abbia diritto a un adeguamento della pensione a 600 euro); poi alle politiche attive, in primis il lavoro anche attraverso i percorsi professionalizzanti. Tutto questo mentre continuiamo a fare da pungolo alle Istituzioni, per prevenire e sostenere queste storie di disagio.

Penso alla proposta del REI a livello nazionale, che, grazie anche all’impegno delle ACLI che sono state in prima fila, adesso è legge, alla campagna “Ero straniero”, ma anche alle tante proposte che facciamo a livello locale per un welfare sartoriale dal basso, come l’anagrafe delle fragilità, che abbiamo proposto su Roma, anche se, purtroppo, qui siamo ancora inascoltati.

Il nostro modello di inclusione, inoltre, si completa con le attività aggregative nelle parrocchie, nei nostri circoli e nuclei. Un vero e proprio antidoto alla solitudine, che chiude un cerchio di protezione sociale attorno alle persone più fragili della nostra città.

Ecco, questa è l’altra sfida che ci traghetta nel nuovo anno: continuare a dare il nostro contributo alla Buona Politica, perché è questa che può fare delle tantissime Diana che ogni giorno ciascuno di noi incontra, delle persone meno fragili.

Solo così saremo in grado di generare quegli “anticorpi” di cui parlava Papa Francesco nella preghiera alla Vergine Maria in Piazza di Spagna, lo scorso 8 dicembre. Anticorpi “contro alcuni virus dei nostri tempi: l’indifferenza;.. la maleducazione civica;… la paura del diverso e dello straniero; il conformismo travestito da trasgressione; l’ipocrisia di accusare gli altri, mentre si fanno le stesse cose; la rassegnazione al degrado ambientale ed etico; lo sfruttamento di tanti uomini e donne”.

Pensiamoci in questi giorni di Avvento che ci avvicinano al Santo Natale, un periodo speciale che cogliamo come occasione per farvi i migliori auguri con la Speranza di tornare tra qualche settimana ricchi non solo di buoni auspici, come se ne fanno tanti in questo periodo, ma anche di buoni propositi e tante nuove idee per dare concretezza alle nostre fedeltà, per provare a scrivere insieme a voi nuove storie dal lieto fine, storie di “anticorpi” capaci di far vincere il Bene Comune.