Generare futuro a partire dal presente

di Lidia Borzì, Presidente ACLI di Roma

Il lav-oro, oggi, vale oro.  Se c’è una parola in cui il suffisso “oro” è azzeccato è proprio “lavoro”. Perché il lavoro è prezioso e oggi, trovarne uno dignitoso, è sempre più raro. E quando dico prezioso, non mi riferisco solo all’aspetto economico, ma al suo valore intrinseco, che richiama alla dignità della persona, allo sviluppo della comunità, alla possibilità che dà di acquisire tutti i diritti di cittadinanza e di fare progetti a lungo termine come formare una famiglia.

Dobbiamo all’ultima Settimana sociale dei cattolici – celebrata a Cagliari lo scorso mese di ottobre -, l’intuizione di aver posto l’attenzione sui “Cercatori di lavORO”, raccogliendo tante buone pratiche che mettono al centro il lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, (c’erano anche le nostre “Job to go, il lavoro svolta!” e “Cibo, integrazione e solidarietà”).

E visto che oggi, effettivamente, bisogna tornare ad essere un po’ pionieri nel cercare lavoro, anzi, in alcuni casi bisogna saperselo anche inventare, abbiamo raccolto il seme gettato a Cagliari per farlo germogliare a Roma, impegnandoci in prima linea a dare valore al lavoro per “Generare futuro” tanto con un progetto inedito più strettamente legato ai giovani, quanto attraverso la creazione di legami interculturali, stretti dal filo rosso del lavoro in cucina, vedi il progetto de “Il cibo che serve”.

Un modo, per le ACLI di Roma, di tornare al centro della nostra mission, attualizzandola in un contesto in cui parlare ai giovani di quanto sia prezioso il valore del lavoro è sempre più difficile, perché il lavoro è merce rara, è difficile trovarlo, è altrettanto faticoso mantenerlo, e il futuro sembra peggio del presente.

Lo confermano, purtroppo, i dati.

Prendiamo, ad esempio, i nati nel 1980: di recente l’Inps ha fatto sapere che rischiano di andare in pensione a 75 anni.

In pratica, si nasce “nativi precari”, si cresce in famiglie dove il posto fisso è per molti un miraggio, si invecchia continuando a lavorare – chissà in quali condizioni fisiche e retributive -.

Ma non ci possiamo certo rassegnare e il nostro contributo sta nel percorso “Generare futuro”, partito da qualche settimana, tra la concretezza di strumenti pratici, per offrire ai giovani una sorta di portfolio di competenze utile a costruire un progetto professionale personalizzato, ma anche numerose attività di follow up (stage, tirocini e laboratori di start up), e una visione alta del lavoro capace di ridare Speranza.

Generare Futuro è promosso dalle ACLI di Roma e dalla Pastorale Sociale della Diocesi di Roma, insieme a CISL di Roma e Rieti, Confcooperative Roma, UCID Roma, A.C. Roma, MLAC, MCL Roma, e Centro Elis. Un’ iniziativa nata, quindi, da una rete di organizzazioni che hanno come priorità il tema del lavoro e si riconoscono nei valori universali della Dottrina Sociale della Chiesa, 

Un progetto corale, che mette al centro la rete trasformando l’addizione in moltiplicazione, grazie all’esperienza e alla competenza di ciascuna organizzazione coinvolta e a una serie di ospiti illustri.

Quando, lo scorso 9 aprile, sono intervenuta all’appuntamento inaugurale del percorso, davanti a una cinquantina di giovani di belle speranze e poche certezze, ho visto un guizzo negli occhi di un ragazzo alla mia affermazione che il lavoro non va considerato solo come un mero scambio prestazione/compenso, ma è molto di più.

Neanch’io, forse, per quanto convinta della bontà di questa affermazione, avevo mai pensato a quanto fosse dirimente e potesse colmare quello spazio infinito tra vivere per lavorare, come la mentalità consumista e la cultura dello scarto vogliono far credere, e lavorare per vivere, come dovrebbe essere.

Ho capito anche un’altra cosa: nessuno, a questi giovani, aveva mai parlato di “lavoratori”, ma solo di “lavoro – lavoro- lavoro”, e spesso nella sua accezione più dispregiativa dei “lavoretti”.

Occorre dunque un cambio di mentalità, anzi, servirebbe una vera e propria conversione per recuperare la centralità della persona che lavora.

E, come tutte le conversioni, per realizzarla bisogna essere disposti a metterci testa e cuore. Le istituzioni, poi, dovrebbero metterci anche delle politiche serie e lungimiranti, ma questa è un’altra storia…

Ci interessa dunque che i giovani capiscano che il lavoro oltre a dare da vivere, può dare soddisfazioni, che una passione, coltivata e valorizzata, può diventare un mestiere, che tutti i lavori sono degni, se fatti con impegno.

“Oggi per un giovane che vuole trovare lavoro” – ci ha detto l’economista Leonardo Becchetti, intervenendo al lancio del progetto che, non a caso, aveva al centro il tema del valore del lavoro -, il primo strumento è il desiderio, cioè avere un sogno e coltivarlo” e il sogno non può essere quello di trovare “un” lavoro qualunque, ma quello di ottenere “il” lavoro per il quale si è studiato, si hanno le competenze o ci si sente inclini, ovvero il “lav-ORO” quello prezioso.

Il senso del nostro impegno, quindi, risiede proprio nel riuscire a guardare, con fiducia, al futuro al fianco di una generazione che non può e non deve restare precaria, ma che ha diritto al suo “per sempre”.

«Hanno tutti, come me, il futuro nel passato», scriveva nel secolo scorso il poeta portoghese Fernando Pessoa (ne “Il Libro dell’Inquietudine”) e credo che chiunque possa immedesimarsi in questa frase, nel bene e nel male.

Ma noi non vogliamo che tra trent’anni i giovani, rileggendo Pessoa, possano confermare che, se ancora non potranno andare in pensione, sarà per quanto accaduto in passato, perché vorrebbe dire che i responsabili siamo noi!

Allora, la sfida è proprio questa: dare speranza costruendo lavoro buono in questo contesto insidioso, provare a cambiare le cose, quindi a generare futuro, a partire dal presente.